Moto Guzzi Daytona 1000 *SOLD to Modena ( Italy ) *

Moto Guzzi Daytona 1000, year 1992

 

 

La Moto Guzzi Daytona nasce dall'esigenza di sfruttare commercialmente i successi agonistici ottenuti negli Stati Uniti dal preparatore locale John Wittner, ex dentista che successivamente divenne noto agli appassionati come Dr. John, che rinverdivano i fasti della Casa italiana, ritiratasi dalle competizioni negli anni cinquanta.

 

Fin dagli anni settanta la Moto Guzzi era entrata a far parte del gruppo De Tomaso Industries Ltd., di cui faceva parte anche Benelli, guidato dall’ex pilota divenuto imprenditore Alejandro De Tomaso: una situazione finanziaria tutt'altro che tranquilla e mai rimessa in sesto, un continuo spostamento dei reparti di produzione e montaggio ed una errata politica di prodotto (sia come gamma che come qualità costruttiva - non all’altezza del Marchio), dovuta principalmente alla gestione dell'italoargentino, avevano portato la Casa in cattive acque[2].

Nonostante un invidiabile palmarès sportivo di oltre 3.300 vittorie in gare ufficiali, alla fine degli anni ottanta la Moto Guzzi aveva ancora in listino una moto di vecchia concezione come la Le Mans 1000 e non disponeva nella sua gamma di una moto sportiva pura, di una moto pronta con cui competere nei campionati riservati alle moto derivate dalla serie.

 

Durante gli anni ottanta, infatti, le gare motociclistiche delle derivate dalla serie tornarono a destare l’interesse degli appassionati e del pubblico, partendo prima dagli Stati Uniti e dilagando poi in tutto il mondo.

 

Ricalcando le categorie americane, si svilupparono la Superbike, le gare denominate BOTT (Battle of the Twins, riservata ai bicilindrici) e quelle chiamate SOS (Sound of the Singles, riservata ai monocilindrici). Nelle "BOTT" trovarono largo uso le special spinte da motori bicilindrici a V di Moto Guzzi e Ducati.

 

Nel 1987 una di esse fu allestita artigianalmente dal Dr. John sulla base di una Le Mans per partecipare alle gare BOTT statunitensi e, con il pilota Doug Braunek in sella ad essa, il piccolo team ottenne il successo durante la settimana di gare che si svolgeva sul circuito di Daytona[1], vincendo anche il campionato AMA Pro-Twins[3]. Questi successi colpirono De Tomaso in persona, al punto che nel 1988 gli affidò in toto lo sviluppo del motore V2 in versione a 4 valvole per cilindro, un motore progettato dall'ingegner Umberto Todero ma mai sviluppato per la mancanza sia di fondi che di una strategia industriale del gruppo.

 

 

Dettaglio del motore della Moto Guzzi 1000 Daytona RS racer

Il preparatore americano si mise subito all’opera partendo dal prototipo e costruendogli intorno un nuovo telaio, derivato quello utilizzato per le sue prime vittoriose elaborazioni, un telaio che solo questo motore poteva permettere. Egli aveva fin dall'inizio sostituito la "doppia culla" delle serie "Le Mans" e, sfruttando lo spazio tra la V dei cilindri (concepito per essere montato trasversalmente), Dr. John aveva ideato un monotrave discendente a sezione rettangolare che attraversava obliquamente lo spazio in mezzo alla V dei cilindri ed era collegata al forcellone doppio braccio di tipo Cantilever con un singolo ammortizzatore mediante due piastre in lega leggera imbullonate a un corto tubo circolare trasversale con cui la trave terminava sopra al tradizionale cambio longitudinale[1]. Unito al nuovo motore 8 valvole, permise a questa moto di continuare la striscia vittoriosa nel BOTT americano ed ancora una volta vide il successo a Daytona, la gara più prestigiosa della serie, che divenne il nome con cui da allora venne designata la moto.

 

L’anno successivo, il 1989, De Tomaso invitò Dr. John a Mandello del Lario, sede della Moto Guzzi, e lo convinse a correre anche in Europa. Lui, la sua piccola squadra e lo sconosciuto (in Europa) Doug Braunek fecero quindi il loro esordio alla Due Giorni Internazionale sullo storico circuito di Monza, trovando come avversari l'ex campione del motomondiale Marco Lucchinelli e la sua Ducati 851 ufficiale, già allora vittoriosa nel campionato mondiale Superbike[2].

 

Già dalle prime tornate di prova questa Moto Guzzi bianca e rossa, messa in pista da una squadra dai mezzi limitati e pilotata da un pilota come Doug Brauneck che non aveva mai visto la pista prima di allora, destò l'attenzione del pubblico nella sua lotta contro un avversario meglio organizzato: la sorpresa divenne clamore al momento delle prove per lo schieramento ufficiale, quando la Daytona segnò il secondo miglior tempo, staccata di pochi centesimi di secondo dalla Ducati di Lucchinelli e lasciando il vuoto alle sue spalle. Nonostante la mancata vittoria a causa di una banale rottura di un cavo delle candele che fermò Brauneck quando era solo in testa, il risultato mediatico era stato raggiunto: la Moto Guzzi era tornata all’altezza del proprio blasone con una moto sportiva, senza rinunciare al suo motore V2 diventato nel frattempo l’icona stessa della Casa e, a sottolineare l'evento, la Daytona venne premiata a Monza come "Miglior novità tecnica e prestazionale"[2].

 

 

La Moto Guzzi 1000 Daytona esposta al Museo Guzzi

Ma l'azienda non riuscì a dare un seguito all'exploit, in quanto i problemi finanziari della Moto Guzzi non erano ancora stati risolti, e senza più alcun supporto la Daytona poté partecipare solo sporadicamente a nuove gare. Quella fu la fine della versione da competizione, ma l’inizio di una possibile Daytona stradale: visti i successi sportivi la dirigenza Moto Guzzi si convinse di poter mettere in produzione una vera sportiva, anche se la realizzazione del progetto avvenne troppo tardi rispetto all'idea[2].

 

Infatti al Salone di Milano del 1989 venne presentata la prima versione stradale, allora denominata 1000 Daytona, replica fedele (livrea bianco-rossa compresa) della moto di Dr. John con l’aggiunta solo dei necessari sistemi di illuminazione e di portatarga[2].

 

Nonostante le aspettative generatesi, quegli anni corrisposero ad uno dei periodi più bui della Moto Guzzi dal punto di vista industriale e della gestione vera e propria. Tra rimandi, annunci, ritardi, nuovi annunci, il tempo passava senza che la Daytona arrivasse effettivamente dai concessionari, pronta per essere venduta al grande pubblico che già apprezzava il prodotto con numerosissimi ordinativi.

 

Si dovette attendere fino al 1992 per poterla finalmente acquistare, troppo tardi per capitalizzarne il potenziale perché dopo 3 anni si trattava di un progetto obsoleto anche per gli occhi coloro che l'avevano ordinata in precedenza[4].

Quella moto assunse il nome definitivo di Daytona 1000 IE perché nel frattempo, con la collaborazione del Dr. John tutto era stato evoluto, dalle semicarenature più leggere e filanti, che avevano sostituito la carenatura integrale, fino al motore, al quale i carburatori erano stati sostituiti con la più moderna ed efficiente iniezione elettronica.

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di Martignoni Luigi

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Moto Guzzi Daytona , 1992

 

 

 

The Moto Guzzi Daytona stems from commercially exploiting those achievements obtained in the US from the local trainer John Wittner, former dentist who later became known to fans as Dr. John, green again that the glories of the Italian House, retired from racing in years fifty.

 

Since the seventies was the Moto Guzzi became part of the group De Tomaso Industries Ltd., which was also part of Benelli, led by former pilot became entrepreneur Alejandro De Tomaso: a financial situation anything but quiet and never re- sixth, a continuous shift of production departments and assembly and a wrong product policy (both as range that as build quality - not up to the mark), mainly due to the management dell'italoargentino, led the House in a bad [ 2].

Despite an enviable record of more than 3,300 sports victories in official matches, at the end of the eighties the Moto Guzzi still had listed a motion of an old design as the Le Mans 1000 and did not have in its range of a pure sports bike, a motorcycle ready with which to compete in the championships reserved for bikes derived from series.

 

During the eighties, in fact, derived from the motorcycle racing series returned to arouse the interest of fans and the public, starting first from the United States and then spreading around the world.

 

Tracing categories American, developed the Superbike races called BOTT (Battle of the Twins, reserved for twins) and those called SOS (Sound of the Singles, reserved for single-cylinder). In "BOTT" found wide use the special forces from twin-cylinder V Moto Guzzi and Ducati.

 

In 1987 one of them was prepared by hand by Dr. John on the basis of a Le Mans to participate in tenders and BOTT US, with Pilot Doug Braunek riding it, the small team achieved success during the week of competitions that took place on the circuit of Daytona [1], winning the AMA Pro-Twins [3]. These successes struck De Tomaso in person, to the point that in 1988 gave him in full development of the V2 engine version with 4 valves per cylinder, an engine designed by engineer Umberto Todero but never developed because of the lack of funds is that a group's industrial strategy.

 

 

Detail of engine of Moto Guzzi 1000 Daytona RS racer

The American coach set to work starting from the prototype and building them around a new chassis derived that used for his first victorious elaboration, a frame that only this engine could afford. He had originally replaced the "double-cradle" of the series "Le Mans" and, taking advantage of the space between the V of the cylinder (designed to be transversely mounted), Dr. John had designed a single-beam downward rectangular section that crossed obliquely space in the middle of the V of the cylinder and was connected to the swing arm double arm Cantilever with a single shock absorber with two light alloy plates bolted to a short circular tube cross with which the beam ended above the traditional longitudinal gearbox [1]. Combined with the new 8-valve engine, allowed this motion to continue the streak victorious in BOTT American and once again saw success at Daytona, the most prestigious race of the series, which became the name that has since been designated the bike.

 

The following year, 1989, he invited Dr. John De Tomaso in Mandello del Lario, home of Moto Guzzi, and convinced him to race in Europe. He, his small team and the unknown (in Europe) Doug Braunek then made their debut at the two-day International at the historic Monza circuit, finding opponents as former MotoGP champion Marco Lucchinelli and his Ducati 851 official, even then victorious in the Superbike World Championship [2].

 

Since the first rounds of testing this Moto Guzzi red and white, put on the track by a team from the limited means and driven by a pilot as Doug Brauneck which he had never seen the track before, aroused the attention of the public in its fight against an opponent better organized: the surprise became clamor for the tests for the deployment official, when the Daytona marked the second fastest time, separated by a few hundredths of a second off Ducati Luchinelli and leaving a void behind him. Despite the failure to win because of a simple cable break the candles Brauneck stopped when he was only in his head, the result of the media was reached: the Moto Guzzi was back up to its coat of arms with a sport bike, without sacrificing Its engine V2 meanwhile become the icon of the same house, and to emphasize the event, the Daytona was rewarded in Monza for "Best technical innovation and performance" [2].

 

 

The Moto Guzzi Daytona 1000 exhibited at the Museum Guzzi

But the company failed to follow up the exploit, as the financial problems of the Moto Guzzi had not yet been resolved, and without any support the Daytona could attend only sporadically in new tenders. That was the end of the racing version, but the beginning of a possible Daytona road: given the sporting success Leadership Moto Guzzi became convinced of being able to put into production a true sports car, even if the project came too late compared to ' idea [2].

 

In fact, at the Milan Show in 1989 was presented the first road version, then called Daytona in 1000, the exact copy (white-red livery including) the motion of Dr. John by adding only the necessary lighting and holder [2] .

 

Despite the expectations generated, those years corresponded to one of the darkest periods of Moto Guzzi in terms of industrial and real management. Among references, announcements, delays, new ads, time passed without the Daytona actually came from dealers, ready to be sold to the general public that already appreciated the product with numerous orders.

 

He had to wait until 1992 to be able to finally buy, too late to capitalize on potential because after three years it was an outdated project for the eyes who had ordered previously [4].

That bike took the final name of Daytona in 1000 IE because in the meantime, with the collaboration of Dr. John all had been evolved from fairings lighter and streamers, which had replaced the full fairing, up to the engine, which carburetors were replaced with more modern and efficient electronic injection.

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